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Ansia

“Mi sento agitato. Questa sensazione vorrà pur dire qualcosa. Sento solo che c'è un pericolo

 

 

L'ansia può manifestarsi mediante i seguenti sintomi:

 

  1. emozioni spiacevoli come apprensione e panico
  2. comportamenti come fuga o evitamento di situazioni, continui controlli  per evitare errori, frequenti richieste di rassicurazione
  3. cognizioni (pensieri) del tipo: "accadrà qualcosa di brutto", "non sarò in grado di far fronte a", difficoltà a prendere decisioni, difficoltà di concentrazione e di addormentamento
  4. sintomi fisici come: palpitazioni, sudorazione, vampate di calore o brividi di freddo, nausea, mal di testa, tensione muscolare, perdita di appetito

Disturbi diversi rispetto allo spettro delle patologie ansiose sono accompagnati da sintomi di ansia, ad esempio: depressione, disturbo bipolare, schizofrenia, abuso di sostanze, problematiche di coppia ed interpersonali. 

Secondo il modello cognitivo-comportamentale, l’ansia deriva da pensieri distorti e comportamenti disfunzionali che vengono attivati ​​da fattori d'innesco o fattori scatenanti, riguardanti spesso eventi di vita stressanti. Ad esempio, dopo aver incontrato un ingorgo di traffico e arrivando tardi al lavoro, una persona potrebbe avere un pensiero del tipo "così perderò il mio lavoro!". Questo pensiero potrebbe causare emozioni di paura e di ansia, intense preoccupazioni, richieste di rassicurazioni al direttore che invece può benissimo non essere arrabbiato per il ritardo. 

  

Su di un livello generale, la Terapia cognitivo-comportamentale per l’ansia e per tutti quelle patologie che rientrano nello spettro dei disturbi ansiosi, ha l’obiettivo di aiutare la persona ad identificare ed adottare strategie funzionali per modificare i pensieri, ovvero le cognizioni, e le modalità comportamentali che contribuiscono all’insorgenza dello stato ansioso ed al suo mantenimento. L’idea di fondo, infatti, è quella secondo la quale la ristrutturazione di certi pensieri ed il cambiamento delle risposte comportamentali disadattive facilitano la riduzione delle emozioni spiacevoli, una loro migliore gestione ed una più pacifica accettazione dei propri vissuti emotivi e dei rischi temuti. E’ frequente, ad esempio, riscontrare nelle patologie ansiose condotte di evitamento di stimoli, persone e contesti. Se è vero che l’evitamento aiuta nel breve termine ad alleviare uno stato ansioso, accade tuttavia che tale condotta finisce per preservarlo ed alimentarlo nel lungo termine. Si può, dunque, comprendere che tali strategie diventano un focus essenziale, tanto quanto le cognizioni stesse, dell’intervento cognitivo-comportamentale.

 

Cercando di raccogliere in modo sintetico e schematico, seppure non pienamente esaustivo, i punti di intervento e le strategie adottate da questo modello psicoterapeutico, sono di seguito indicati i suoi elementi principali:

 

-Psicoeducazione: il terapeuta, insieme al paziente, identifica i sintomi riferiti (nelle sue componenti fisiologiche, cognitive e comportamentali), i possibili fattori causali ed i fattori di mantenimento del problema, per favorire una chiara comprensione del disturbo che sia condivisa da entrambi.


-Strategie cognitive: identificazione delle convinzioni ed interpretazioni che il paziente fa sui propri sintomi e sulle situazioni vissute, previste e/o immaginate, per avviare un processo di messa in discussione delle stesse e sviluppare modalità di pensiero più funzionali.


-Strategie comportamentali: sempre in un clima di piena ed aperta collaborazione, terapeuta e paziente costruiscono un programma di esposizione alle situazioni temute, sia in forma immaginativa che nella vita reale, al fine di incrinare le interpretazioni disfunzionali e le aspettative negative, ridurre e sospendere i comportamenti di evitamento e le condotte iper-prudenziali del paziente, potenziare la fiducia nelle proprie capacità di fronteggiamento degli eventi.

 

La ricostruzione della storia di vita è, inoltre, una parte importante del percorso terapeutico. Essa consente tanto al terapeuta quanto al paziente di comprendere come mai egli abbia maturato certe prospettive su di sè, sugli altri e sul mondo per cercare di dare un senso, sempre condiviso e mai imposto, a quello che sta accadendo nel presente.

Disturbo da attacchi di panico (DAP) - Agorafobia

"Mi è salita improvvisamente l'ansia. Sentivo il cuore battere forte, la testa girava. E se mi veniva un infarto, se fossi svenuto? E' terribile, mi son sentito come se stessi per morire"

 

Un attacco di panico è un' improvvisa manifestazione di ansia o un incremento critico di un'ansia già presente, in cui quattro o più sintomi cognitivi e somatici aumentano in modo progressivo entro un periodo di dieci minuti.

 

I sintomi fisici possono essere: 

· palpitazioni e aritmia, fastidio al petto

· capogiri e sensazione di svenimento

· sudorazione o vampate di calore

· sensazione di soffocamento

 

I sintomi cognitivi invece:

· sentirsi distaccati da se stessi

· paura di morire

· paura di diventare pazzo

 

Il disturbo da attacchi di panico (DAP) è caratterizzato dalla presenza ricorrente ed inaspettata di attacchi  improvvisi seguita da un periodo di almeno 1 mese durante il quale una persona teme di avere altri attacchi o si verifica un cambiamento del comportamento legato al panico esperito.

 

Le persone che hanno il DAP possono presentare spesso anche Agorafobia, ovvero la paura di trovarsi in situazioni in cui la fuga sarebbe difficile o l'aiuto potrebbe non essere disponibile in caso di un attacco di panico.

La persona agorafobica può evitare:

o la guida

o il trasporto pubblico

o luoghi affollati

o l’essere soli

o lo stare lontano da casa

 

L'ansia, di per sè, non è una emozione negativa in quanto consente di preparare il nostro corpo a fuggire in caso di pericolo.

Il problema sorge, come nel caso del DAP, quando la naturale risposta di fuga del nostro corpo viene innescata indipendentemente da un contesto realmente minaccioso, ovvero in assenza di una situazione pericolosa per la vita.

Secondo il modello cognitivo-comportamentale del disturbo da attacchi di panico con o senza agorafobia,  i sintomi ansiosi si evolvono in panico quando essi sono oggetto di interpretazioni catastrofiche per cui normali reazioni fisiologiche (ad esempio aumento della frequenza cardiaca, sudorazione, stordimento) sono vissute come pericolose, suscitano ansia e comportano un evitamento di tutte quelle circostanze in cui potrebbero essere esperite.

 

La Terapia cognitivo-comportamentale per il disturbo di panico con o senza agorafobia prevede diversi elementi chiave di intervento:

 

-Psico-educazione: individuare e comprendere i sintomi degli attacchi di panico, le loro cause ed i fattori che li mantengono.


-Monitoraggio: analizzare le componenti fisiologiche, cognitive e comportamentali  dei sintomi di panico e cicli di evitamento presenti.


-Strategie cognitive: identificare le interpretazioni di carattere ansioso legati alle sensazioni di panico per metterli in discussione e sviluppare modalità di pensiero più adattive.


-Strategie comportamentali: terapeuta e paziente, come una squadra, programmano un piano di intervento per esporre gradualmente alle sensazioni e alle situazioni ansiogene. Tale strategia è di particolare efficacia per testare e modificare le proprie credenze, potendo scoprire in tal modo che le sensazioni fisiche di panico non sono di per sé pericolose. La ripetizione di questa pratica riduce l'ansia potenziando la fiducia nelle proprie capacità di fronteggiamento degli eventi.


-Esercizi di respirazione: imparare a respirare con il diaframma per rallentare il ritmo respiratorio (là dove ci sono problemi di iperventilazione) può inoltre essere utile a gestire alcuni sintomi nei momenti particolarmente ansiogeni. 

Fobie specifiche

“I cani ormai mi fanno sentire terrorizzato. Non riesco più ad uscire per godermi una passeggiata. Mi giro intorno, con ansia, per controllare se ce n'è qualcuno in zona. Mi sento bloccato! E troppo agitato! Allora capita spesso che evito di uscire"

 

La fobia specifica è una paura eccessiva o irragionevole innescata dalla presenza o l’anticipazione di un particolare oggetto o situazione.

 

Una persona con una fobia specifica:

· ha esperienze di ansia che può assumere la forma di un attacco di panico

  quando si è esposti all'oggetto temuto o ad una situazione

· è consapevole che la paura è irrazionale o eccessiva

· evita l'oggetto o la situazione temuta o lo sopporta con intensa ansia o

  disagio

· le sue esperienze di ansia, di ansia anticipatoria o gli evitamenti

  interferiscono significativamente con la sua vita o causano forte angoscia

 

Le fobie più comuni possono riguardare gli animali, gli ambienti naturali, i luoghi specifici ed il sangue.

 

Il modello cognitivo-comportamentale della fobia specifica sottolinea il ruolo che cognizioni ("i cani sono aggressivi e pericolosi") e comportamenti (come la fuga e l'evitamento) giocano nel determinare e mantenere la fobia. Le persone che hanno fobie specifiche tipicamente sopravvalutano il pericolo della situazione temuta e sottovalutano la loro capacità di gestire la situazione. Perché di solito evitano la situazione, non hanno l'opportunità di constatare che le loro credenze sono spesso irrealistiche. Le fobie specifiche possono avere basi biologiche ed evolutive. Infatti determinati oggetti o situazioni tendono ad essere temuti più di altri perché di fatto costituiscono un pericolo (i serpenti sono più pericolosi dei fiori; le fobie per i serpenti sono dunque più comuni delle fobie per fiori). L'ipotesi evolutiva  tiene conto del fatto che le fobie del sangue, iniezioni e lesioni a volte porta a svenimenti,  considerando tale risposta corporea un vantaggio evolutivo in quanto lo svenimento e la successiva riduzione della pressione sanguigna alla vista del sangue o in presenza di una lesione corporale, riduce il rischio di morte per emorragia.

 

La Terapia cognitivo-comportamentale per la fobia specifica comprende diversi tipi di interventi:

 

-Monitoraggio: analisi a comprensione delle componenti fisiologiche, cognitive e comportamentali della fobia specifica


-Elementi Cognitivi: identificare le convinzioni circa l'oggetto o la situazione fobica, metterle in discussione e correggere gli errori di percezione/valutazione.


-Elementi Comportamentali: terapeuta e paziente pianificano un programma di esposizione graduale e sistematica all’oggetto o alla situazione fobigena.

 

Questo può essere fatto nella vita reale, in stato immaginativo  o entrambi. Ripetendo tale pratica, si mira a cambiare le aspettative negative, a potenziare la fiducia nella capacità di far fronte alla situazione temuta e a rompere l’associazione tra fobia e oggetto/situazione, a ridurre l’attivazione fisiologica che si innesca. 

Disturbo d'ansia generalizzato (DAG)

"Il problema è che mi preoccupo troppo, di tutto. Mi rendo conto che non riesco a smettere di preoccuparmi. Questa cosa mi sta rovinando la vita, non mi rilasso, mi sembra di impazzire, di non avere più il controllo!"

 

Il disturbo d'ansia generalizzato (DAG) è  definito come la manifestazione di eccessiva ansia e preoccupazione, in relazione ad alcuni eventi, per un periodo di tempo non inferiore a sei mesi.  

Una caratteristica importante del DAG è la difficoltà a controllare le continue preoccupazioni e le rimuginazioni, cui si affiancano una facile irritabilità, mancanza di riposo, difficoltà di concentrazione, tensione muscolare, disturbi gastro-intestinali, insonnia o sonno agitato. 

Tutte le persone possono rimuginare; il rimuginio, infatti, non è un processo insolito ed anormale. Ciò che distingue i pazienti dai non pazienti è che i primi, rispetto ai secondi,  ritengono di avere una minor capacità di controllo e di non riuscire, nonostante i loro tentativi, a ridurre le proprie rimuginazioni.

 

Secondo il modello cognitivo-comportamentale le costanti preoccupazioni della persona con DAG, e quindi il rimuginio, possono diventare oggetto di valutazioni sia negative sia positive.

Negative, in quanto la persona può giudicare le sue preoccupazioni "pericolose" perché conducono alla follia ed all'impazzimento; tuttavia i tentativi di distrarsi e di sopprimere le preoccupazioni falliscono, mantenendo la convinzione di incontrollabilità e di rischio di impazzimento, con relativi stati ansiosi.

Positive, in quanto esse permetterebbero di "mantenere sotto controllo" i propri problemi, o di mantenere l'individuo preparato ad affrontare scenari negativi, o di prevenire un'intensa esperienza di disagio. Anche in questo caso, però, il rimuginio invece di risolvere, contribuisce a mantenere il disturbo stesso. Se, infatti, si ritiene che continuare a preoccuparsi serva per gestire l'ansia connessa ad alcuni problemi della vita, lo stesso stato costante di preoccupazione paradossalmente mantiene alti i livelli ansiosi, altera la concentrazione, non permette di fare le cose con piacere proprio perché la mente è occupata dal rimuginio.

Questi processi, quando ricorrenti e sistematici, conducono alla sofferenza psico-fisica.

 

La Terapia cognitivo-comportamentale del DAG in genere include alcuni o tutti i seguenti componenti:

 

-Psico-educazione: il terapeuta spiega alla persona con GAD  quali sono le componenti cognitive, fisiche e comportamentali del continuare a preoccuparsi,  insegnando la distinzione tra vantaggi e svantaggi del mantenere tali reazioni.


-Monitoraggio: comprendere la specificità degli episodi  di preoccupazione (fattori scatenanti, contenuto, frequenza, intensità, durata) per guidare altri aspetti del trattamento.


-Respirazione diaframmatica e rilassamento muscolare progressivo: queste strategie contribuiscono a ridurre l’iper-eccitazione persistente che concorre  al mantenimento del processo di preoccupazione, così come di molti sintomi  che lo accompagnano (disturbi gastrointestinali, insonnia e affaticamento).


-Strategie cognitive: schemi di pensiero che contribuiscono alla principali sensazione di disagio. I pazienti vengono sollecitati (mediante tecniche specifiche) a valutare le situazioni in modo più realistico e a modificare “abitudini” di pensiero” per ridurre l'ansia e risolvere in modo più efficace, giorno per giorno, i propri problemi. Il terapeuta aiuta il paziente a verificare le ipotesi o le credenze che hanno sulle loro stesse preoccupazioni (ad esempio che il preoccuparsi porta ad una maggiore certezza e controllo, o che la stessa preoccupazione è incontrollabile, o che la preoccupazione diminuisce la probabilità che si verifichino eventi negativi temuti). Ulteriori strategie mirano a favorire  la tolleranza dell'incertezza e a diminuire l'uso delle preoccupazioni come tentativi di controllo delle proprie paure.


-Strategie comportamentali: aiutare il paziente ad affrontare l’esperienza della paura, confrontandosi in modo graduale (in vivo o con immaginazione) con  gli eventi che più teme, riducendo in tal modo le emozioni negative sperimentate e guadagnando un maggiore controllo su di esse e sugli eventi. Altre strategie comportamentali includono una migliore gestione del tempo ed il potenziamento delle capacità di problem-solving.

Disturbo d'ansia sociale (DAS)

"Se devo uscire e andare tra la gente mi sale l'ansia. E se non riesco a coinvolgermi? Se rimango zitto, tutto da solo? Ho paura di non sembrare interessante e, se ci provo, posso dire delle sciocchezze, essere persino stupido agli occhi degli altri. Sarebbe davvero imbarazzante!"

   

Il disturbo d'ansia sociale (DAS) implica una paura intensa e persistente in una o più situazioni sociali o prestazionali. Gli individui con disturbo d'ansia sociale:

§ hanno paura, quando esposti a persone non familiari o a possibili giudizi da parte degli altri, di agire in un modo che potrà sembrare umiliante o imbarazzante

§ provano ansia, che può assumere la forma di un attacco di panico, quando si trovano in una situazione sociale temuta

§ evitano le situazioni sociali temute o le sopportano con intenso disagio

§ si rendono conto che il loro evitamento o l'ansia anticipatoria o il disagio nelle situazioni sociali temute interferiscono significativamente con la loro vita

 

Le situazioni in cui gli individui esperiscono ansia sociale possono essere divise in due tipi:

1) situazioni di performance (ad esempio un discorso o una presentazione, parlare in un contesto di gruppo)

2) interazioni generiche (ad esempio iniziare conversazioni o avere incontri)

  

Le situazioni sociali che una persona con ansia sociale teme o tende ad evitare includono:

· Parlare in pubblico

· Iniziare o mantenere conversazioni

· Parlare con persone che hanno una certa autorità

· Andare alle feste

· Mangiare, bere, scrivere in pubblico

· Utilizzo dei bagni pubblici

 

Una caratteristica centrale secondo il modello cognitivo-comportamentale del disturbo d'ansia sociale è l’attenzione focalizzata su di sè. Quando le persone sono concentrate su di sè, entrano in profondo contatto con ciò che pensano, sentono e come agiscono, prestando invece poca attenzione a ciò che sta realmente accadendo intorno a loro. L’essere così altamente concentrati su se stessi diventa particolarmente problematico per gli individui con ansia sociale: in primo luogo, i pensieri su come si può apparire vengono connotati negativamente (“appaio stupido”); inoltre i sintomi fisiologici di ansia (come la sudorazione, i tremori, l’arrossire) si accentuano e portano a credere erroneamente che questi sintomi sono molto reali ed evidenti agli occhi degli altri, quando invece lo sono principalmente solo per la persona socialmente ansiosa. In secondo luogo, quando gli individui concentrano troppo l’attenzione su di sè non osservano se le altre persone stanno reagendo negativamente come loro credono e se i loro sintomi d'ansia sono così evidenti come pensano. Tutto questo può portare ad un aumento dell' ansia, ad una riduzione delle prestazioni, all’evitamento delle situazioni temute, a convinzioni negative su se stessi e gli altri, ad un'ansia anticipatoria di situazioni future. Le persone affette da ansia sociale possono anche adottare comportamenti che li aiutano a sentirsi al sicuro nelle situazioni sociali, come il parlare dolcemente o evitare il contatto visivo. Paradossalmente questi comportamenti diventano spesso causa di un apparire inappropriato o distaccato, innescando proprio reazioni negative da parte degli altri. Il ciclo che ne risulta diventa un ostacolo difficile da superare contribuendo a mantenere sempre viva l’ansia sociale stessa.

 

La Terapia cognitivo-comportamentale per l'ansia sociale coinvolge diversi tipi di interventi, tra cui:

 

-Formazione e monitoraggio: analisi e comprensione dei specifici fattori cognitivi, emotivi, comportamentali e fisiologici che contribuiscono alla nascita e al mantenimento dell’ansia sociale.


-Sulla cognizione: identificare pensieri negativi e convinzioni alla base dell’ansia sciale, lavorando insieme al terapeuta per sviluppare modalità di pensiero più funzionali.


-Sul comportamento: per superare l'ansia sociale è importante mettere alla prova le proprie credenze relative alle situazioni sociali. Insieme al terapeuta, il paziente costruisce un programma di esposizione graduale alle situazioni sociali temute (da quelle facili a quelle più disagevoli), sia in forma immaginativa che nella vita reale, impostando inoltre obiettivi più realistici quando sono previste delle performance in situazioni sociali. Paziente e terapeuta lavoreranno insieme per identificare e  ridurre i comportamenti di sicurezza che di fatto contribuiscono al problema, aumentando inoltre le abilità sociali per rafforzare la fiducia in se stessi nelle situazioni sociali.


-Sull’attenzione: sviluppare competenze necessarie per ridurre l’attenzione iper-focalizzata su di sè, allargandola all'ambiente circostante e ai molteplici segnali provenienti dagli altri per modificare in modo più adattivo le convinzioni negative su come gli altri giudicano o percepiscono.

Disturbo ossessivo/compulsivo (DOC)

“L'altro giorno ho visto due ragazzi che si baciavano. Poi a casa mi è tornata questa immagine. Mi sono infastidito molto ed ho iniziato a preoccuparmi. Ma ho continuato a pensarci. Non è che sto diventando omosessuale? Ormai me lo domando di continuo"

 

"Io lo so che esagero, vorrei fermarmi, ma non ce la faccio a non lavarmi le mani ogni volta che tocco qualcosa. E se mi prendo un'infezione? Solo io ne sarei responsabile"

 

Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) è caratterizzato da ossessioni e compulsioni.

 

Le ossessioni sono pensieri intrusivi ricorrenti e persistenti, immagini o impulsi che sono inaccettabili e indesiderati e causano un significativo disagio o rendono difficile lo svolgere delle attività quotidiane, compreso il lavoro, le faccende domestiche o anche attività di svago. Anche quando la persona si sforza di sopprimere l'ossessione, essa continua ad intromettersi. Le ossessioni più comuni riguardano i timori di contaminazione da sporcizia o germi, di perdere il controllo e danneggiare se stessi o gli altri, dubbi circa le proprie parole o azioni, pensieri inaccettabili di sesso, di pensieri blasfemi o immagini, preoccupazioni eccessive di ordine o simmetria.

 Le compulsioni sono comportamenti rigidi e ripetuti o atti mentali che vengono eseguiti al fine di prevenire un esito temuto (come ad esempio contrarre una grave malattia se si tocca una maniglia) o per ridurre il disagio causato dall’ossessione. Le persone spesso si sentono spinte ad eseguire una compulsione anche se si cerca di resisterle. Le compulsioni più comuni comprendono un lavaggio eccessivo, la ripetuta verifica di situazioni o azioni, contare o ripetere certe frasi.

 

Quasi tutti hanno sperimentato pensieri intrusivi indesiderati o impulsi (ad esempio, un'immagine inquietante, il bisogno di colpire qualcuno, una canzone che si ripete nella testa). Secondo il modello cognitivo-comportamentale del disturbo ossessivo compulsivo, questi pensieri, immagini o impulsi indesiderati generano ansia o angoscia quando una persona crede che siano importanti e significativi. Per esempio, una donna che è dominata dalla paura di danneggiare la sua famiglia potrebbe avere l'ossessione "se io non disinfetto tutti i pavimenti ed i piani che ho in casa, qualcuno potrebbe contrarre una terribile infezione"; focalizza l’attenzione su tale pensiero e si ripete "se non lo faccio, qualcuno dei miei si ammalerà seriamente e sarà colpa mia. Avrò sensi di colpa e rimorso per il resto della mia vita".

Al fine di alleviare il disagio, gli individui con disturbo ossessivo-compulsivo si impegnano in compulsioni mediante comportamenti (pulire continuamente ed eccessivamente ogni angolo della casa) o azioni mentali (ripetere più volte una formula mentale) per neutralizzare la loro ansia o prevenire l'esito temuto. Gli individui con disturbo ossessivo-compulsivo sono spesso guidati dalla convinzione che se non svolgono le loro compulsioni, il pericolo o il disagio causato dalle ossessioni persisterà a tempo indeterminato. Sebbene le compulsioni riducano temporaneamente la sofferenza, si rafforza l'idea che l'ossessione sia così importante al punto che la persona dovrebbe essere sempre vigile a scorgere tali pensieri, aumentando poi la probabilità che  l’ossessione temuta sia presente.

 

La Terapia cognitivo-comportamentale per il DOC implica i seguenti interventi:

 

-Psico-educazione: il terapeuta spiega al paziente quali sono le componenti cognitive, fisiche e comportamentali del disturbo ossessivo-compulsivo, in particolare il ruolo che le cognizioni e le compulsioni hanno nell’alimentare le ossessioni.


-Monitoraggio: comprendere e condividere la specificità dei sintomi (fattori scatanti, i contenuti, la frequenza e l'intensità delle ossessioni, gli aspetti delle compulsioni mentali e comportamentali), per  fornisce una prospettiva necessaria a guidare il trattamento.


-Interventi comportamentali:  esposizione con prevenzione della risposta. Avvicinarsi e rimanere in situazioni che innescano le ossessioni (esposizione), mentre vengono interrotte le compulsioni mentali e comportamentali (prevenzione della risposta) riducendo in tal modo l’intensità e la frequenza delle ossessioni e delle relative compulsioni.


-Strategie cognitive: il terapeuta aiuta il paziente a identificare le sue ossessioni, cosa significano e le ragioni per cui sono così significative, sviluppando in seguito la capacità di testare e cambiare le proprie convinzioni circa l'importanza delle loro ossessioni.