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Il segreto della felicità passa dal saper accogliere le emozioni negative

Molte persone combattono contro le emozioni negative con cui la vita spesso porta a confrontarsi. L’inclinazione a soffocare questi stati d’animo è abbastanza comune, soprattutto quando sono vissuti come distruttivi dall’individuo e portano a chiedersi se non sia necessario rivolgersi ad un professionista.

L’aspetto ironico, meglio paradossale di questo atteggiamento, è che intraprendere una dura e faticosa lotta per assopire le emozioni negative o i “cattivi” sentimenti comporta un’intensificazione degli stessi.

Numerose ricerche, anche piuttosto recenti, mettono sempre più in evidenza che la salute ed il benessere psicologico non passino dallo scontro e dallo spegnimento delle emozioni sgradevoli, bensi' dalla capacità di “abbraciarle” o, in altre parole, di farle entrare e lasciare che siano esperienze normali della propria esistenza.

Infatti, è proprio questo atteggiamento improntato all’accettazione che sta ultimamente rendendo molto popolari le pratiche meditative.

Tanto gli studi quanto le testimonianze dirette descrivono stati di frammentazione e profonda sofferenza psicologica quando la tendenza abituale ad affrontare le difficoltà della vita è caratterizzata dalla negazione e dai tentativi di abbattimento delle paure, dei dubbi e di sentimenti indesiderati; è come se si volesse soffocare una parte di se stessi, che può non piacere al momento, ma che comunque costituisce il proprio essere vivi.

A farne le spese è l’integrazione del Sè, quello stato di interezza psichica necessaria per saper gestire non solo i successi ma anche i fallimenti, non solo gli alti ma anche i bassi, ovvero tutte quelle oscillazioni e quei cambiamenti che caratterizzano la vita.

 

Uno studio, pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology, condotto su 1.300 adulti nel corso di tre esperimenti, ha dimostrato come le persone che cercano di resistere alle emozioni negative hanno più probabilità di sperimentare sintomi psichiatrici nel corso dell’esistenza, rispetto a coloro che adottano uno stile più accettante. Quest’ultimo gruppo, coloro che hanno mostrato una maggiore accettazione dei loro sentimenti e delle esperienze negative, presentavano livelli più elevati di benessere e salute mentale.

Gli esiti di questa ricerca sottolineano che le pratiche volte all’accettazione delle personali esperienze interiori migliorano la capacità di tollerare l’intensità ed il flusso di emozioni e preoccupazioni, evidenziando come sia controproducente per il benessere mentale aggrapparsi ad esse, ovvero rimuginarci su, ed intraprendere una lotta contro di esse, ovvero cercare a tutti i costi di spegnerle.

Viceversa, essere capaci di focalizzarsi sulle esperienze emotive senza cercare di intervenire, ma facendole entrare come naturali vissuti dell’esperienza umana, consente nel tempo di aumentare la capacità di fronteggiare positivamente le turbolenze emotive, tra cui le proprie paure, frustrazioni, bisogni e desideri, riducendo drasticamente gli stati di ansia e di depressione.

 

Può sembrare bizzarro leggere di ricerche scientifiche che si concentrano sul beneficio proveniente dall’accettazione delle emozioni e dalla capacità di lasciarle andare come "onde del mare".

Infatti, di primo acchito si è spinti a dire che questi studi non hanno scoperto nulla di nuovo considerando che da diversi millenni, tale atteggiamento mentale ha sempre connotato numerose culture, soprattutto orientali.

Va riconosciuto, però, che la raccolta di prove empiriche a conferma dell’utilità e dell’efficacia di questo approccio è necessario in quanto consente alle persone scettiche ed inconsapevoli di avvicinarsi a tutte quelle pratiche che promuovono l’accettazione.

In sostanza, i ricercatori sostengono che quando si verificano eventi negativi, siano essi esterni che interni alla persona, sarebbe meglio lasciare che le emozioni facciano il loro corso, piuttosto che cercare di evitarle a tutti i costi; sarebbe meglio farle esprimere senza far nulla e soprattutto senza giudicarle, il che comporta evitare di assegnare ad esse un’etichetta di buone o cattive perché il giudizio è l’innesco di comportamenti finalizzati a contrastarle e, con essi, alla formazione di circoli viziosi di intensificazione della sofferenza.

 

Un altro studio multiculturale, pubblicato sul Journal of Experimental Psychology, ha coinvolto circa 2000 persone provenienti da otto paesi diversi ed ha esaminato il legame tra benessere psicologico e accettazione degli stati emotivi, anche dolorosi. Dai dati ottenuti è emerso che in tutte le culture prese in esame, le persone che erano disposte a riconoscere ed accettare le emozioni, vivendole come esperienze autentiche, hanno riferito una maggiore soddisfazione nella vita e mostrato bassi punteggi a test che misuravano uno stato depressivo.

Un aspetto importante era che questi risultati risultavano indipendenti dal fatto che le emozioni venivano etichettate come piacevoli o spiacevoli.

I ricercatori hanno concluso che la felicità non va ridotta al provare semplicemente piacere e all’assenza di una condizione di dolore, ma ad uno stato che abbraccia tutte le esperienze emotive, le quali, indipendentemente dall’essere desiderabili o indesiderabili, possono essere positive in certi contesti ma negative in altre, e rimangono pur sempre significative e preziose, ovvero degne di essere ugualmente vissute.

Dott. Spinelli

Riferimenti:

 

- American Psychological Association (2017). Secret to Happiness May Include More Unpleasant Emotions. NeuroscienceNews.