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La riabilitazione cognitiva: scopi generali ed efficacia

La riabilitazione è uno specifico campo di intervento rivolto a persone con disabilità conseguenti ad un danno acquisito o ad una malattia, ed ha come obiettivo il miglioramento della dimensione fisica, psicologica e sociale o, più in generale, l'ottimizzazione del benessere dell'individuo.

 

La riabilitazione cognitiva applica tali concetti a coloro che presentano una compromissione cognitiva, prestando particolare attenzione ai bisogni ed ai cambiamenti associati al danno cerebrale. Un esempio particolare è chi presenta uno stato dementigeno.

Nello specifico la riabilitazione cognitiva aiuta i pazienti e le famiglie a gestire funzionalmente la disabilità, a ridurre ed a rallentare i deficit, a scendere a patti con le sfide e le difficoltà quotidianamente presenti, agevolando il soddisfacimento dei bisogni del malato e il suo livello di autonomia.

Scendere a patti non significa rassegnarsi, non significa trattare con distacco, impazienza, noia o irritazione le difficoltà della persona con declino cognitivo, ma riconoscere la singolarità della sua condizione, comprendere e rispondere alle specifiche esigenze fisiche e psico-sociali imposte dalle alterazioni neuropsicologiche e comportamentali presenti.

Nel caso in cui il danno neurologico non possa essere migliorato, scopo della riabilitazione cognitiva sono la riduzione della disabilità (intesa come difficoltà nello svolgimento delle attività) e dell'handicap (inteso come vincolo alla partecipazione sociale), e la modulazione delle disfunzionali risposte emotive alle situazioni (depressione, perdita di autostima, senso di insicurezza e di incapacità).

Gli interventi di riabilitazione cognitiva abbracciano una serie di approcci finalizzati al ripristino delle funzioni compromesse, allo sviluppo di strategie compensatorie, alla modificazione funzionale dell'ambiente sino alla gestione delle risposte emotive al declino cognitivo, incentivando pertanto una struttura di intervento di carattere olistico che è l'unico, necessario canale operativo efficace per questa tipologia di utenza.

Quando parliamo di demenza, sarebbe appropriato concettualizzarla in termini di disabilità piuttosto che di semplice malattia. La manifestazione e la progressione della demenza nella singola persona sono influenzate da numerosi fattori: tratti di personalità, esperienze biografiche, relazioni sociali, modalità comunicative, contesto ambientale. Infatti, i sintomi possono esacerbarsi o essere sfavoriti dalle interazioni sociali e dalle circostanze ambientali, così come possono invece essere contrastati da un contesto positivo. Un contesto di vita mal organizzato è uno dei fattori che più determinano l'intensificazione della disabilità della persona. E' bene ricordare, inoltre, che nella demenza il livello di attivazione e di partecipazione sono influenzati da fattori personali e sociali che non seguono necessariamente e direttamente la patologia cerebrale. Gli aspetti biologici, psicologici e  sociali non possono, dunque, essere ignorati.

Per implementare un programma di riabilitazione cognitiva è fondamentale valutare il profilo neuropsicologico del singolo in modo da stabilire i suoi specifici punti di forza e di debolezza.

Per quanto, ad esempio, sia dimostrato che nella malattia di Alzheimer la memoria dichiarativa è primariamente colpita con relativo risparmio delle memoria procedurale, l'espressione sintomatologica varia da persona a persona, per cui l'assessment individuale rimane molto importante.

Gli obiettivi della riabilitazione cognitiva concernono di solito le aree compromesse che determinano difficoltà nella gestione della vita quotidiana e/o quelle aree che, anche se non pienamente recuperabili, quando trattate, permettono un miglioramento del benessere generale della persona.

Una volta individuati gli aspetti su cui lavorare, gli obiettivi vengono stabiliti mediante una negoziazione che coinvolge non solo il diretto interessato, ma anche i familiari/operatori presenti nel contesto di vita e di intervento poiché il loro approccio e le loro abitudini possono interferire con l'intervento riabilitativo.

Ma la stimolazione e la riabilitazione cognitiva sono davvero efficaci per i pazienti affetti da demenza?

Una recente review pubblicata sulla Cochrane Library ha valutato l'efficacia e l'impatto degli interventi di stimolazione cognitiva finalizzati a migliorare le funzioni cognitive in questa popolazione. La review ha analizzato 15 studi randomizzati e controllati su un totale di 718 persone affette da demenza di grado lieve-moderato, la maggior parte con demenza di Alzheimer e demenza vascolare. I partecipanti sono stati suddivisi in piccoli gruppi e coinvolti in diverse attività quali discussioni su eventi passati e recenti, su temi di interesse specifico, giochi di parole, puzzles, attività musicali e pratiche come cucina e giardinaggio. Tutte le attività sono state organizzate in modo da stimolare le capacità di pensiero e di memoria. I miglioramenti conseguenti la stimolazione cognitiva sono stati confrontati con un gruppo di controllo per i quali non era prevista alcuna attività specifica o sottoposti a "trattamenti classici" (farmaci, visite giornaliere, accudimento, uso della tv, terapia fisica).

I punteggi a test neuropsicologici ottenuti dai soggetti del gruppo sperimentale, ovvero da coloro sottoposti a stimolazione cognitiva, risultavano significativamente più alti rispetto ai soggetti del gruppo di controllo anche a distanza di tre mesi dal trattamento. Inoltre, da test autosomministrati e da test somministrati ai caregivers (familiari e operatori) sono emersi effetti positivi sulla qualità di vita generale dei partecipanti, in particolare si è constatato un miglioramento della loro dimensione sociale e comunicativa.

Nonostante gli autori concludano che la stimolazione cognitiva su soggetti con demenza di grado severo non comporti gli stessi benefici, che il numero di ricerche analizzate sia piccolo e che siano necessari ulteriori studi di efficacia, il miglioramento della qualità di vita percepita sia dai soggetti coinvolti che dai loro caregivers è stato evidente e significativo.

Purtroppo i servizi che si prendono cura dell'anziano affetto da demenza e che prevedono programmi di stimolazione e riabilitazione cognitiva sono esigue sul territorio nazionale.

La motivazione addotta più semplice, nonché diffusa, è la scarsità (o la sconvenienza?) di investimenti economici per interventi considerati "extra" e superflui a fronte di necessità più urgenti quali l'alimentazione, l'igiene personale e la gestione medica, ovvero necessità che, secondo molti addetti ai lavori, rappresenterebbero la dimensione più rilevante (e sufficiente) nella cura dell'anziano demente.

Tuttavia, l'anziano affetto da demenza non è paragonabile all'anziano cognitivamente sano; benché i loro bisogni primari possano sommariamente accomunarsi, la sua condizione psico-fisica impone una conoscenza approfondita della patologia e della disabilità, seguita da servizi assistenziali costruiti ad hoc.

La persona affetta da demenza rappresenta una realtà singolare, complessa, non standardizzabile e, in quanto tale, richiede una singolare, complessa e specifica risposta di intervento se il vero obiettivo è il miglioramento della sua qualità di vita.

Dott. Spinelli

 

Riferimenti:

 

- Wilson BA. (2008). Neuropsychological rehabilitation. Annual Review of Clinical Psychology 4, 6.1-6.22.

 

- Woods B., Aguirre E., Spector AE., Orrell M (2012). Can cognitive stimulation benefit people with dementia? Cochrane Database of Systematic Reviews, Issue 2.