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Il pensiero irrazionale è, di per sé, un pensiero patologico? Il rapporto tra normalità e razionalità del ragionamento umano

Secondo alcuni teorici del ragionamento il pensiero razionale è quella forma di pensiero che rispetta i principi della logica formale e della statistica. Tutte la altre forme di pensiero, invece, porterebbero l'essere umano a commettere errori sistematici e, poiché si discostano dai criteri del ragionamento logico, sarebbero irrazionali e sbagliate.

A partire da queste teorizzazioni e dalle ricerche sul ragionamento probabilistico e sulla logica formale finalizzate ad identificare il "ragionamento ed il ragionatore ideale", in ambito clinico hanno trovato origine  ipotesi secondo cui la normalità corrisponderebbe al pensiero razionale e la patologia, invece, a modalità di ragionamento irrazionali.

Ma è davvero così? Ovvero, allontanarsi dalle regole del ragionamento logico e probabilistico è sempre irrazionale e sbagliato?

In realtà le ricerche condotte negli ultimi decenni hanno messo in evidenza che gli esseri umani sono molto meno "razionali" di quello che si vorrebbe credere e che commettono frequenti errori di ragionamento.

Non solo nei contesti di vita quotidiani, ma anche in prove sperimentali l'uomo tende a violare i principi del pensiero logico, appellandosi a quelle che vengono definite "scorciatoie cognitive", ovvero le euristiche.

Le euristiche  sono strategie di pensiero che, quando bisogna risolvere un problema, prendere decisioni ed esprimere giudizi, hanno il pregio di portare a conclusioni rapide ed intuitive, non comportano elaborazioni complesse, consentono un notevole risparmio di tempo e garantiscono una maggiore economia cognitiva. Se è vero, però, che da una parte semplificano l'attività mentale in situazioni in cui è necessario formulare giudizi e prendere decisioni in modo rapido ed economico, dall'altra esse possono condurre a conclusioni affrettate e scorrette.

Un tipo di euristica è quella della "disponibilità", secondo la quale l'essere umano di fronte ad un problema o ad una situazione rievoca quelle immagini, ricordi o esperienze che gli sono più facili da rievocare, che sono già ben disponibili in memoria.

Ad esempio è più facile sovrastimare gli incidenti aerei e temerli perché i media li esaltano pur di far notizia, mentre si sottostimano gli incidenti stradali che sono in realtà ben più numerosi, ma di cui si parla molto meno per la scarsa audience e il minor carattere sensazionalistico (eccetto per quelli particolarmente tragici). Ciò che accade, allora, è che quando bisogna fare una stima di qualcosa o formulare il giudizio su qualcosa di cui non si conoscono tutti gli elementi, si usano esempi che sono facilmente accessibili in memoria, anche se essi NON sono obiettivamente rappresentativi della categoria in questione. Dunque, l'aereo è più rischioso della macchina: ragionamento in realtà del tutto illogico.

Questo modo di pensare scorretto è sempre irrazionale? O, in termini clinici, è sempre patologico?

Secondo la teoria pragmatica della razionalità di Baron, la risposta è NO.

Secondo questo autore, un ragionamento non può essere giudicato razionale/irrazionale a seconda del rispetto dei o della devianza dai principi normativi della logica formale e del modello probabilistico; invero, un ragionamento sarebbe razionale solo in base agli scopi di chi ragiona o, in altri termini, se è utile (da qui deriva il termine pragmatico) alla realizzazione degli scopi del soggetto.

Ad esempio se un persona per essere felice si affida alla logica formale, il suo pensiero allora è razionale sia perché rispetta i principi normativi, sia perché gli consente di raggiungere i suoi obiettivi. Se, però, una persona per essere felice si discosta dalla logica formale e adotta modalità di ragionamento "illogiche" che gli consentono lo stesso di conseguire la sua meta, allora anche questo ragionamento è razionale, perché rispetta il principio di utilità pratica, ovvero lo rende felice.

Se prendiamo una relazione sentimentale, essa all'inizio è generalmente caratterizzata da euristiche sotto forma di illusioni positive: il partner è visto come l'essenza della vita, si crede che l'amore non finirà mai, l'altro ai propri occhi è bellissimo e perfetto. Queste illusioni non derivano da un ragionamento logico. Anzi, se dovessimo affidarci ad un ragionamento di questo tipo, le probabilità che la storia termini, che l'amore finisca, che l'altro non sia la perfezione, sono piuttosto chiare ed alte in termini di percentuale.

Questo, però, influenzerebbe negativamente la qualità della relazione ed il carico di investimento affettivo.
Invece, in tal caso, è proprio grazie alle illusioni positive che si pongono le basi per la costruzione di una storia felice, solida e duratura. Esse sono tutto fuorché irrazionali, sono razionali, praticamente utili alla felicità ed alla crescita della coppia.

Quando allora di preciso si può parlare di ragionamento irrazionale e patologico?

Secondo Baron ed i sostenitori della sua teoria, si può parlare di ragionamento patologico quando le euristiche sono utilizzate in modo sistematico, troppo frequentemente ed indipendentemente dal contesto e dalle condizioni.

In altre parole, le euristiche sono scorciatoie utili solo se:

- si ha poco tempo per giungere ad una conclusione e prendere una decisione, per cui non è possibile avviare un ragionamento logico, posti certi vincoli

- si hanno poche risorse e poche energie per considerare tutte le variabili da analizzare secondo un modello di pensiero statistico ed analitico

- ci sono troppi costi da pagare, ovvero quando capitano occasioni così allettanti per le quali decidere secondo un ragionamento logico e probabilistico significherebbe perdere l'occasione stessa.

Diversamente, se le euristiche vengono utilizzate al di là di queste condizioni, il loro uso sistematico diventa disfunzionale perché conduce a conclusioni sistematicamente errate e non permette all'individuo di soddisfare sufficientemente i propri scopi.

Nei disturbi psicologici, infatti, si riscontra un uso sistematico ed eccessivo delle euristiche. Ad esempio, riprendendo l'euristica della disponibilità, essa è preponderante nei soggetti ansiosi in quanto, rispetto ai soggetti sani, essi tendono a sovrastimare le condizioni di minaccia anche quando esse sono del tutto innocue.

Nell'ansioso, infatti, lo scopo generale è quello della propria incolumità, sia essa fisica, psichica e/o sociale (a seconda del disturbo specifico). Nel cercare di difendere questo scopo gli è molto facile rievocare situazioni, ricordi, sensazioni ed esperienze che hanno rappresentato e rappresentano una minaccia terribile da prevenire a tutti i costi, ignorando invece tutte quelle condizioni in cui la minaccia temuta non si è mai verificata. La conseguenza è quella di pagare un costo altissimo in termini di benessere psicofisico, proprio quello che lui vorrebbe salvaguardare. In quest'ottica, si comprende il carattere patologico ed irrazionale del suo ragionamento che non risiede nella lontananza da principi logici e statistici di pensiero, ma nella inutilità rispetto ai suoi stessi scopi.

      Dott. Spinelli

Riferimenti:

 

- Castelfranchi C., Mancini F., Miceli M. (2002). Fondamenti di cognitivismo clinico. Boringhieri Editore.